La sanità che vogliamo 

di Bruno Zuccarelli

Questa ultima legislatura della Regione Campania è stata contraddistinta da un'opera di razionalizzazione in sanità di sprechi che, molte volte, ha rischiato di andare nel razionamento; ad un indubbio ripiano del disavanzo in conto corrente con addirittura nell’ultimo bilancio consuntivo un avanzo di cassa, si è contrapposta una situazione che ha rischiato di trasformare i livelli essenziali di assistenza in livelli eventuali di assistenza.

 

Cinque anni orsono la Campania era sull’orlo del baratro finanziario, decenni di non programmazione sanitaria collegata ad una politica dove la sanità era un ottimo strumento di decompressione sociale avevano costretto il Governo centrale a commissariare la Regione; da lì è partito un monitoraggio in termini economici molto severo che ha portato allo strangolamento obbligatorio dell’assistenza.

Un esempio per tutto: la differenza di spesa del personale del comparto sanità negli anni 2012/2014 ha visto per la nostra regione un -15.3% che è il differenziale più alto del territorio nazionale, questi numeri da soli ci fanno rendere conto della sofferenza patita dal personale tutto che ha dovuto garantire turni di lavoro massacranti.

 

Questo è il punto di partenza della Regione Campania che è arrivata alla più alta percentuale di tassazione aggiuntiva in ambito sanitario con una sofferenza da parte dei cittadini che diverse volte hanno rinunziato all’assistenza sanitaria per indisponibilità economica.

Il prossimo quinquennio dovrà necessariamente essere il periodo degli investimenti con un rilancio in termini quali-quantitativi delle prestazioni sanitarie: investire non significa sprecare, quindi bisogna continuare nell’opera di spending-review, il tutto collegato ad un’opera di programmazione che abbia l’obiettivo di ridurre drasticamente l’emigrazione sanitaria con un abbattimento reale e non formale delle liste di attese.

 

Quindi cosa chiedere ai candidati Governatori per i per la prossima legislatura?

  1. I precari sono stati un argine importante per l’emorragia cospicua conseguente al progressivo pensionamento dei colleghi, hanno avuto ancora più coraggio perché hanno deciso di rimanere in una Regione che in modo ingrato ed irresponsabile sta cancellando il suo futuro lasciando fuggire i giovani. La situazione di un precario oggi, che non ha certezze per il futuro e non ha garanzie per il presente, è veramente drammatica: siamo consapevoli che la loro permanenza contribuisca a garantire i minimi fondamenti dell’assistenza sanitaria. La loro stabilizzazione con l’inserimento strutturato non è solo un riconoscimento di diritti ma soprattutto un contributo alla sicurezza del sistema sanitario regionale che da anni è enormemente a rischio.

  2. La Regione nella sua mission ha come primo punto quello di programmare e pianificare, evitando autonomie che scivolano sempre nelle anarchie da parte delle Aziende Sanitarie; questo fino ad ora non sempre si è realizzato e gli atti programmatori hanno avuto spesso un sapore cartaceo e non quello della concretizzazione. E’ tempo che si scriva poco ma quel minimo va realizzato e monitorato sempre, le verifiche ed i controlli nei confronti delle Aziende Sanitarie devono essere eseguiti costantemente: è giunta l’ora di atti concreti.

  3. Un refrain da molti anni si insegue: la deospedalizzazione con il potenziamento del territorio, anche questo rischia di essere un adagio che si ripete, non si possono continuare a ridurre posti letto senza veramente realizzare l’assistenza domiciliare con la messa a regime di r.s.a , strutture riabilitative ed hospice che possono contribuire a ridurre ricoveri impropri, altrimenti il dramma barelle continuerà all’infinito. Quello che la regione deve sicuramente portare a regime è la reale integrazione territorio –ospedale in modo che il cittadino che richiede assistenza sanitaria venga preso in carico dal sistema dove le strutture sanitarie di II livello (Università, Ospedale ,IRCS, Strutture accreditate) ed il territorio in tutte le sue organizzazioni dialoghino costantemente: questo circuito virtuoso deve avere l’obiettivo di dare risposte esaustive senza ping-pong fra competenze.

 

La prossima legislatura da parte della Regione Campania , dopo cinque anni di grande difficoltà da parte dei cittadini e degli operatori, dovrà essere quella di una garanzia della salute per la popolazione che in questi anni in alcuni casi ha dovuto optare per la rinunzia all’assistenza sanitaria per indisponibilità economica ; questo ha significato non diminuire anche l’emigrazione sanitaria verso altre regioni. Il cittadino campano può e deve essere assistito senza sprechi, senza razionamenti ma con razionalizzazioni.

Su questo scenario nazionale che vede tanti sistemi sanitari diversi dove l’art 32 della costituzione è uno scritto ma non è un fatto, è ineludibile che qualcuno (Presidente del Consiglio?) dica con chiarezza che sanità vuole per questo paese, è ancora sostenibile il Servizio Sanitario Nazionale con gli opportuni accorgimenti oppure bisogna dire con chiarezza che bisogna andare  verso le assicurazioni sanitarie?

 

Dopo un anno dall’insediamento di questo Governo qualche parola autorevole sulla sanità futura di questo paese bisogna pure dirla!

 

                                                                

 

 

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